I castelli di Ludwig ed Innsbruck

 

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Per questa vacanza avevamo scelto di andare a visitare i castelli di Re Ludwig, non tutti ma quasi.

Nel nostro itinerario avevamo messo una tappa intermedia sapendo che c’era abbastanza strada da percorrere. L’alloggio lo avevamo trovato tramite internet, una casa privata che affitta stanze in Localita’ Lahn a Reutte “Haus Heinrich” (Reutte e’ in Austria ma vicino ai castelli che a noi interessavano)

 

13 AGOSTO

La mattina presto ci eravamo alzati e diretti verso Salisburgo, la tappa intermedia decisa era il Nido dell’Aquila (Kehlsteinhaus)  il famoso chalet di Hitler nei pressi di Berchtesgaden ad Obersalzberg (si trova in Germania, ma ad un passo da Salisburgo). Per arrivare al Nido dell’Aquila, che si trova a 1834 metri si usano dei bus navetta che portano, lungo una strada tortuosa e panoramica di 7 km, fino all’ingresso dell’ascensore, il quale sale ancora 124 metri fino allo chalet. Bisogna dire che il panorama e’ stupendo, sembra veramente di essere nel nido di un’aquila. Lo chalet e’ stato trasformato in ristorante, mantenendo originali i rivestimenti e i pavimenti fatti di legno pregiato e marmo. Nella sala del ristorante c’e’ il caminetto in marmo rosso con venature bianche, dono di Mussolini.

Per informazioni tuttobaviera.it e il sito ufficiale

 

Quindi dopo aver mangiato un panino e respirato un po’ d’aria fresca e ossigenata tornammo in valle, ricominciando il nostro viaggio, sinceramente piu’ lungo del previsto e arrivando a Reutte verso le otto di sera.

La stanza di casa “Haus Heinrich” era molto bella, grande e pulita. Dalla vallata in cui sorgevano le poche case di Lahn si potevano scorgere le rovine di Fort Claudia, del castello di Ehrenberg e quello di Festung Scholsskopf, immersi negli alberi e nel silenzio.  Lasciati i bagagli siamo andati a cenare a Reutte  in una pizzeria, uno dei pochi locali aperti di lunedi’. Un giro per il paese e poi dormire.

 

 14 AGOSTO

Dopo una colazione abbondante, ci dirigemmo verso i Castelli di Hohenschwangau e Neuschwanstei, a Schwangau (Fussen), dopo aver lasciato l’automobile nel parcheggio ed acquistato i biglietti al tiketcenter (Il biglietto che abbiamo fatto noi comprendeva l’ingresso ad entrambi i castelli, e riportava l’ora di entrata ed il numero abbinato al tour), ci eravamo diretti a piedi vero il Castello di Hohenschwangau.

Il Castello di Hohenschwangau (una volta chiamato Schwanstein) risale al XII secolo ed e’ un gioiello del romanticismo tedesco, edificato dai cavalieri di Schwangau, estinti nel XIV, lasciando il castello in rovina.  Durante le guerre napoleoniche fu danneggiato e fra il 1832 e il 1836 fu acquistato dall’allora principe Massimiliano II e restaurato. Ne successe il figlio Ludovico II  che vi trascorse la maggior parte della sua vita. La  visita del castello avviene fra le varie stanze tra cui troviamo:

- La “Cappella del Castello” una cappella neogotica che ancora oggi di domenica e nei giorni festivi viene celebrata la messa.

- La “Camera del biliardo” dove si trova il tavolo da biliardo da carambola inglese, una collezione d’ordini molto pregiata, uno scrittoio intagliato a mano ed un armadio araldico in avorio ed argento dorato.

- La”Sala del cavaliere del cigno” la sala da pranzo, con bellissime pitture murali rappresentanti scene relative alla leggenda del cavaliere del cigno Lohengrin.

- La “Camera degli Schyren” era lo spogliatoio della regina Maria. Le pitture murali mostrano particolari storici della dinastia dei Wittelsbacher.

- La “Camera da letto della Regina” in stile turco, data la visita in Turchia di Massimiliano nel 1833, con un canape’, dono del sultano turco Muhamed, e pitture murali che mostrano alcune delle tappe del viaggio in oriente.

- La “Camera delle storie locali” era il soggiorno della regina Maria. Le pitture murali rappresentano scene relative alla lunga storia del castello.

- La “Camera di Berchta” le pitture murali sono dedicate a Carlo Magno ed a sua madre Berchta, che secondo una leggenda bavarese nacque presso Gauting nelle vicinanze del lago di Starnberg.

- La “Camera della Castellana” era il soggiorno e sala delle udienze della regina. Qui troviamo dipinti ad olio su tela che illustrano la tipica vita di una castellana nel medioevo e rappresentano la vita di Agnese von Wasserburg, moglie del primo duca dei Wittelsbacher Otto I.

- La “Sala degli eroi” i dipinti di questa sala raffigurano la leggenda di Wilkina.

- La “Camera degli Hohenstaufen” era lo spogliatoio e la camera da musica del re. Le pitture murali di questa stanza sono dedicate agli Hohenstaufen. Vi e’ inoltre un bellissimo pianoforte quadrato intagliato in legno d’acero detto anche il pianoforte di Wagner in quanto Wagner eseguiva su questo piano pezzi delle sue opere.

- La “Camera del Tasso” è ornata con dipinti ispirati all’opera la “Gerusalemme Liberata”di Torquato Tasso.

- La “Camera dei Guelfi” era la biblioteca. Le pitture murali mostrano scene della storia dei Guelfi che nel primo medioevo regnarono quali duchi di Baviera prima dei Wittelsbacher.

- La “Camera di Authari” racchiude quadri ispirati alla leggenda relativa al re longobardo Authari che chiese in sposa la principessa bavarese Teodolinda. In questa stanza pernottava Wagner quando era ospite al palazzo.

- La “Sala di scrittura” vede mobilio in cedro del Libano e pitture murali che dipingono la tipica vita di un cavaliere medievale.

 

Il Ponte di Maria o Marienbrucke ed il Castello di Neuschwanstein

Per raggiungere il castello e’ possibile salire con i bus navetta, che sbarcano i turisti nei pressi del “Ponte di Maria” il Marienbrucke da cui si puo’ ammirare sia il castello, con il suo lato piu’ lungo, che la gola Pollath, con l’omonima cascata di un’altezza pari a 45 m. Il ponte invece e’ sospeso a 92 metri, ed esisteva gia’ prima del castello. Oltrepassando il ponte si arriva, al padiglione di caccia sul Tegelberg (ora albergo di montagna). Per giungere alla cima s’impiegano tre ore di cammino, ma esiste la funivia. Dal Tegelberg si puo’ ammirare, se il tempo e’ limpido, la baviera fino a Monaco e Zugspitze.

Neuschwanstein e’ uno dei simboli della Baviera e della Germania nel mondo. E' il "castello delle favole", fatto costruire dal "re delle favole" Ludwig II. Nel 1867, periodo di crisi economica, Ludwig affido’ al suo giardiniere di corte il compito di elaborare vari progetti in modo che, realizzandoli, potessero creare posti di lavoro ai suoi sudditi. Cosi’ probabilmente si imbatte’ in un progetto del padre il quale desiderava costruire sulla rocca di Hohenschwangau e quindi nel 1869, su progetto dell’architetto E. Riedel e degli scenografi C.Jank e G.Dollmann, si inizio’ la costruzione di Neuschwanstein. L'idea di edificarlo sullo stile delle antiche residenze feudali tedesche venne al monarca bavarese dopo una visita nel 1867 alla fortezza medievale di Wartburg in Turingia.   

Walt Disney lo prese come modello per i castelli di alcuni tra i suoi piu’ celebri film d'animazione: "Biancaneve e i sette nani", "Cenerentola", "La bella addormentata nel bosco".  

L’edificio e’ in stile eclettico con il corpo centrale goticheggiante dalle finestre romaniche, con torri e torrioni decorati da merlature neoguelfe.

La visita al castello inizia salendo la scala principale e giungendo all’atrio del terzo piano. Questo separa i locali adibiti ad abitazione del re dalla sala del trono. Le pitture murali raffigurano episodi relativi alla prima parte della leggenda di Sigfrido, la canzone dei Nibelunghi. Nell’atrio domina una volta a nervature romaniche a croce, ornata da pitture variopinte, i cui archi discendenti terminano in capitelli marmorei con raffigurazione di cavalieri ed animali.

La “Sala del trono” e’ un salone di rappresentanza in stile bizantino, quasi totalmente rivestito in marmo, venne inaugurato come sala del Santo Graal di Parzival (Parsifal). I gradini di marmo di Carrara portano all’abside che doveva sovrastare un trono d’oro e d’avorio. Mai completato in quanto dopo la morte di re Ludwig i lavori si fermarono. I dipinti raffigurano i 12 apostoli. Al centro dell’abside c’e’ un Cristo con Maria e l’apostolo Giovanni. All’estremita’ della sala si trova un dipinto rappresentante “La lotta di San Giorgio con il drago”. La galleria e’ sorretta da colonne in finto porfido in stucco. Le colonne sopra la galleria sono in finti lapislazzuli in stucco. Spicca alla vista un grande candelabro a forma di corona bizantina  eseguito in ottone dorato con 96 candele inserite (che secondo me, ricorda un calice, il Santo Graal appunto!). Il salone e’ lungo 20 m ed alto 15 il pavimento e’ in mosaico e raffigura la vita degli animali e delle piante sulla terra. Dal poggiolo si puo’ ammirare un meraviglioso panorama della zona alpina ed i laghi Alpsee e Schwansee ed in mezzo il Castello di Hohenschwangau.

Nella “Sala da pranzo” arredata con purissimo legno di quercia, spiccano i dipinti raffiguranti scene della Wartburg durante la gara poetica dei cantori. Sopra le porte troviamo una rappresentazione di Wolfram von Eschenbach il poeta di Parzival e del Lohengrin e una raffigurazione di Gottfried von Stassburg l’autore di Tristano e Isotta.

La “Camera da letto” , ricchissima di statue in legno e di decorazioni sfarzose e’ in stile tardo gotico, ornata da meravigliosi intagli in legno di quercia, quelli ai piedi del letto rappresentano la risurrezione di Cristo. Le pitture murali mostrano scene della leggenda di “Tristano e Isotta”. Le tende e le coperte in blu sono ornate da ricami rappresentanti lo stemma della Baviera. Il lavabo era provvisto di acqua corrente proveniente da una sorgente situata sopra il castello.

La “Cappella privata”, annessa alla camera da letto, e’ in stile neogotico con un altre ad ante riccamente decorato e inserito in una camera con volta a crociera dipinta. I dipinti e le pitture su vetro raffigurano scene della vita di Ludovico IX, re di Francia.

Nello “Spogliatoio”, rivestito in legno di quercia, troviamo sul soffitto una pittura illusionistica rappresentata da una pergola aperta, le pitture murali raffigurano episodi della vita del poeta e cantore lirico Walther von der Vogelweide.

Attraversando una finta grotta di stalattiti e stalagmiti e passando davanti ad un giardino d’inverno si arriva al “Soggiorno”,un ampio salone ed una saletta separata da colonne, sulle pareti murali sono rappresentate scene della leggenda di Lohengrin. Le porte della grande libreria sono in stile romanico e ornate da dipinti relativi alle leggende di Tristano e Isotta, Parzival e Sigfrido.

Lo “Studio” e’ in stile romanico, i dipinti murali rappresentano la leggenda del Tannhauser e la gara dei cantori sulla Wartburg.

Nella “Sala dei cantori” i dipinti s’ispirano alla leggenda di Parzival. Il soffitto e’ rivestito in legno di pino a cassettoni ad angoli ed in questo modo la sala conferisce all’ambiente una buona acustica.

La “Cucina del castello” e’ perfettamente conservata. La volta e’ sorretta da colonne di finto granito in stucco. La cucina era provvista di condutture per l’acqua fredda e calda e di uno spiedo girevole perfettamente funzionante ed automatico, in cui l’aria calda che saliva nel camino azionava una turbina collocata in un tubo sopra lo spiedo ed il moto rotatorio della turbina veniva trasmesso ad un rotismo dello spiedo. Il fumo della grande stufa veniva incanalato in un tubo sotterraneo che attraversava il pavimento. Il calore della stufa che saliva attraverso il camino riscaldava anche le stoviglie nello scolapiatti incorporato nella parete accanto al forno. Il riscaldamento del castello era centralizzato ad aria calda che saliva dalla cantina e dal piano terra. L’aria calda entrava negli ambienti dei piani superiori attraverso delle prese d’aria.

 

A pomeriggio inoltrato ci siamo diretti verso l’ultimo castello in zona, Linderhof, riuscendo ad entrare con l’ultimo tour.

Il castello di Linderhof venne costruito tra il 1870 e il 1878, dimora preferita del re Ludwig, lo usava come rifugio privato e luogo dove ritirarsi. Fu l’unico castello visto terminato dal re. La facciata principale si sviluppa esternamente con una terrazza che da’ sul ninfeo, nel cui centro e’ situata una scultura dorata da cui si sprigiona un getto di 30 metri. L’edificio vede gli interni in stile barocco-rococo’.

La visita agli interni inizia dal “Vestibolo”, al centro della camera, circondata da colonne e pilastri di marmo rosso, domina la statua equestre in bronzo di Re Luigi XIV di Francia. Sul soffitto in una corona di raggi risplende il motto dei Borboni “Nec pluribus Impar”.

La “Camera degli arazzi lato ovest”, chiamata anche camera della musica, qui domina la policromia delle decorazioni alle pareti e al mobilio. i dipinti sui muri, che sembrano arazzi, mostrano scene pastorali e della societa’ del mondo rococo’.

La “Sala delle udienze”, che avrebbe dovuto svolgere la funzione della sala del trono, e’ impreziosita da una decorazione che ricopre tutto l’ovale e nella quale sono inseriti due caminetti in marmo Bardiglio con le statuette di Re Luigi XV e Luigi XVI.

La “Camera da Letto”, posta nel mezzo dell’edificio e’ la piu’ grande sala del castello (100 mq).Le sculture in marmo, gli stucchi e le decorazioni omaggiano antiche mitologie. Sopra il letto sul soffitto risplende il carro solare di Apollo.

La “Saletta rosa” annessa alla camera da letto fungeva da spogliatoio del re. Tenui ritratti con cornici in stile rococo’ mostrano personaggi della corte francese del XVIII secolo.

La “Sala da pranzo”, in colore rosso vivo si estende in una forma ovale. Nel centro un “tavolino” (il famoso tavolo) che puo’ essere innalzato dal pian terreno tramite un’apertura sottostante che permetteva cosi’ al schivo sovrano di restare da solo durante il pranzo senza essere disturbato dalla servitu’.

Nella “Camera degli arazzi lato est”, le pitture degli arazzi rappresentano personaggi e momenti della mitologia greca. Sul soffitto un affresco con la volta celeste con Apollo e Aurora. 

Il “Salone degli specchi” e’ una sala il cui tema sono proprio gli specchi. Questi inseriti nelle decorazioni bianche e dorate delle pareti creano un gioco di continui spazi apparenti.

All’esterno si trova il “giardino” di ottanta ettari. In stile inglese, con terrazzamenti in stile rinascimentale, in un primo momento il re avrebbe voluto costruirvi un teatro in stile rococo’ . in cima spicca la scultura marmorea di Venere. L’aiuola orientale e’ delimitata da alti faggi ed il giardino tipo francese. Da un padiglione rialzato, sgorga una cascata che, dopo una corsa su trenta gradini di marmo si getta in una vasca con al centro il gruppo di Nettuno. Nell’aiuola occidentale le decorazioni floreali sono alternate con piantine di faggio tagliate a cono. Nella vasca centrale in zinco dorato spicca la figura di un angelo “Fama”.

Una “Casa Marocchina” fu acquistata da Re Ludwig II e collocata all’esterno del parco, era una casa progettata nel 1878 come padiglione di vendita per l’esposizione mondiale di Parigi.

Nel 1876 il re costrui’ la “Capanna di Hunding”,(ricostruita poi nel 1989) capanno la cui costruzione venne eseguita attorno ad un poderoso tronco di frassino come narrato negli eventi della “Walchiria”, dove Re Ludwig II andava a fantasticare sulla leggenda stessa.

Su una leggera altura si trova il “Chiosco Moresco” proveniente dal castello Zbiro in Boemia acquistato nel 1876 dal re stesso ampliato e rinnovato.

Nel giardino, attraversando un’apertura in una roccia artificiale si giunge alla “Grotta di Venere”, Re Ludwig ispiratosi dall’opera di Wagner “Tannhauser” la fece costruire con tanto di stalattiti, (in stucco) e con effetti luminosi policromi alimentati da una dinamo. Vi e’ pure un laghetto, con illuminazione subacquea ed onde artificiali, dove fa bella mostra una barca a forma di conchiglia, a cui fa da sfondo un dipinto di Tannhauser tra le braccia di Venere sul monte Horselberg. La sala era riscaldata da quattro stufe nascoste all’interno dei complessi stalagmetei.

 

La nostra giornata ai Castelli di Re Ludwig (anche se ne manca qualcuno) era cosi’ giunta al termine: una cena a Reutte e poi a dormire.  

 

per sapere un po’ di piu’ sulla vita di Re Ludwig e dei suoi castelli:

Hohenschwangau

Neuschwanstein (per il sito ufficiale clikka qui)

Linderhof

Re Ludwig II

 

15 AGOSTO

Anche se ferragosto, e tutti ci dicevano che non era il caso di andare a visitare Innsbruck in quanto festa e probabile caos, lo abbiamo fatto lo stesso.

Siamo giunti in citta’ presto e cosi’ non abbiamo trovato ne’ traffico ne’ tanta gente in quanto appena verso le 12.00 si cominciava a vedere un po’ di movimento.

Ci siamo diretti subito verso il centro storico, dove si trova l’antico municipio (Altes Rathaus) sovrastato dalla Stadtturm, la torre civica, alta 51 m costruita nel 1450 ma ritoccata in stile rinascimentale nel 1560.

Qui si possono anche vedere bellissime case borghesi dai loggiati riccamente ornati, belle insegne in ferro battuto ci accompagnano.

Il Goldenes Dachl, il tettuccio d’oro spicca in fondo alla via. Il palazzo del tettuccio d’oro il Neuer Hof fu fatto erigere dai duchi Federico IV e Sigismondo del Tirolo nel 1420, la facciata gotico rinascimentale del Goldenes Dachl sporge coperta da 2657 lamine di rame dorato a fuoco e fu fatta costruire dall’imperatore Massimiliano Primo. Il balcone e’ decorato da stemmi e da un’altana a sporto con pannelli a rilievi raffiguranti scene di danza.

Dopo una sosta ai giardini dell’Hofburg, per attendere la fine delle celebrazioni dell’Assunzione, abbiamo visitato la Hofkirche, chiamata la chiesa di Corte o dei Francescani, una chiesa rinascimentale costruita tra il 1553 e il 1563 per racchiudere la tomba di Massimiliano I d’Asburgo. Nella seconda guerra mondiale  la facciata era stata danneggiata e ne sopravvive il portale d’ingresso. L’interno strutturato in tre navate a sala su esili colonne e’ decorato con stucchi in barocco. Quasi tutta la navata centrale e’ occupata dal cenotafio di Massimiliano I (il corpo e’ sepolto a Wiener Neustand) e’ un capolavoro rinascimentale costituito da un enorme sarcofago centrale circondato da una cancellata in ferro battuto dorato e da due file grandi statue bronzee che raffigurano personaggi in costume o in armature allineate tra le colonne marmoree che sorreggono le navate e davanti al presbiterio.  Lo scopo era di realizzare una scorta d’onore per l’imperatore come testimonianza del suo potere.

La cappella d’argento Silberne Kapelle, e’ stata costruita dall’arciduca Ferdinando II  per custudire la sua tomba e quella di  sua moglie Philippine Welser accanto alla Chiesa di Corte. La cappella e’ composta da due spazi con una volta a crociata scannellata.

La tomba dell'Arciduca Ferdinando II. si trova sotto la prima navata a sinistra. Lo scudo della morte per l'Arciduca Ferdinando è un opera decorativa, intagliata in legno con in mezzo lo stemma principale dell'Arciduca, circondato dagli stemmi dei 26 territori ereditari.

Nella seconda nicchia della Cappella d'argento c'e’ la tomba di Philippine Welser, la prima moglie dell'Arciduca Ferdinando II. Nella nicchia posta davanti vi e’ un organo di legno di cedro, costruito nello stile tardo-gotico. (per altre informazioni sulla hofkirche clikka qui)

 

Finita questa visita ci siamo diretti verso il Dom zu St. Jakob (Cattedrale di San Giacomo), la chiesa-madre dei cattolici tirolesi. In stile barocco, la facciata concava in pietra fiancheggiata da due poderose torri e interno a navata unica, coperta da cupole ornate di stucchi e affreschi. All’interno presenta sette grandi altari in marmo. Sull’altare maggiore, in una fastosa cornice si trova la celebre Madonna di Lucas Cranach il vecchio.

Nella controfacciata fa mostra un maestoso organo.

(per informazioni sugli orari di visita della cattedrale clikka qui)

 

Ancora un piccolo giro per Innsbruck, uno sguardo alla Colonna di S.Anna, eretta dalla regione Tirolo per ricordare la ritirata delle truppe bavaresi il giorno di Sant'Anna nell'anno 1703. La colonna é coronata da statue che rappresentano la Madonna. Ed una fugace occhiata all’Arco del Trionfo (Triumphpforte), eretto nel 1765, con tre fornici, ornato sul lato sud da simboli della gioia e dell’amore per le nozze di Leopoldo II, figlio di Maria Teresa, e sul lato nord con simboli del lutto per la contemporanea morte di Francesco Stefano di Lorena, marito dell’imperatrice.

Dopo aver preso l’automobile, ci siamo diretti verso lo Swarovski Kristallwelten (i mondi di cristallo Swarovski) : vi sono diverse sale a tema il cui  soggetto e’ il cristallo. Finita la visita di queste sale si arriva nel negozio dove si puo’ acquistare qualsiasi oggetto, di forma dimensione e… prezzo.  Comunque se non si e’ appassionati di Svarovski, a nostro avviso, si puo’ fare a meno di questa visita.

Per informazioni c’e’ il sito

 

Dato che avevamo ancora un po’ di tempo, vicino a Reutte c’era ancora da visitare il Museo Medievale, precisamente nelle rovine del castello di Ehrenberg, qui si apprendono cose interessantissime sui cavalieri e sulle figlie dei castellani di un tempo. L'''Ehrenberg Historical" presenta, in un viaggio multimediale nel tempo, l'evoluzione storica della fortezza e dei suoi "immortali" protagonisti.

Per chi e’ appassionato di armature, cavalieri ecc. e’ molto carino in quanto puoi prendere in mano le spade, provare le armature.

Per informazioni sul museo ci sono questi due siti: ausflug.at e ehrenberg.at

L’ora di cena era arrivata e cosi’ dopo esserci rifocillati siamo tornati in stanza consapevoli che l’indomani mattina avremmo dovuto ritornare a casa.

 

17 AGOSTO

Avevamo deciso di non tornare per Salisburgo ma di andare verso le Cascate di Klimm scendendo verso Innsbruck per prendere poi la strada Alpina di Gerlos. L’idea era buona ma la strada era tanta e quindi quando siamo arrivati nei pressi della cascata abbiamo deciso di fare solo un paio di fotografie per poi continuare. Le cascate devono essere comunque molto belle, se si ha tempo per camminare. Le cascate di Krimml sono alte 380 m e si estendono su tre livelli. All’ingresso c’e’ pure un parco a tema.

Per informazioni clikka qui

Abbiamo poi proseguito per le strade panoramiche, passando i Tauri per la galleria della Falbertauernstrasse anziche’ per il passo del Grossglockner (che ci avrebbe portato ad una quota di circa 2500 m), procedendo per Lienz e  prendendo infine il Passo di Monte Croce Carnico discendendo a Paluzza e poi a Udine l’autostrada fino a casa. Il ritorno di 12 ore (in confronto alle 6 dell’andata) e’ stato di certo affascinante, anche se fisicamente stancante...

 

 

 

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