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- Trieste
Romana:
Ciò che resta della città romana |
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Trieste RomanaIl nome TergesteSul nome Tergeste ci sono due ipotesi: la prima rimanda a Ter-egestum, che significa costruita tre volte, mentre l'altra suggerisce che il nome sia formato dalla radice Terg (che significa mercato) e dal suffisso Este, ovvero città. La città sorse come colonia romana nel 178 a.C, data la posizione favorevole per porre fine alle scorrerie degli Istri (popolo che nel secondo secolo avanti Cristo abitava l’area della penisola Istriana), divenendo poi da precario accampamento, a presidio permanente di guardia ai varchi alpini e alle vie che portavano all’Istria e all’Illiria. La città fu saccheggiata due volte dai Giapidi (129 a.C. e 52 a.C.), tanto che nella seconda Giulio Cesare dovette inviare una legione per liberare la città. La situazione non si tranquillizzò finché Ottaviano Augusto riuscì a vincere questi barbari e Tergeste fu nuovamente ricostruita dai soldati romani. Il futuro imperatore, nel 33 a.C., fece ricostruire le mura della città, costruendo poi acquedotti e molte strade. Le mura, dal mare raggiungevano il colle di San Giusto, e l’Arco di Riccardo ne era la porta carda. In questo periodo la città contava 12.000 abitanti e al suo interno sorgevano grandiosi edifici: un tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, un foro, un propileo capitolino; mentre al di fuori delle mura sorgevano: un teatro di 6.000 posti, una necropoli, un campo Marzio, un porto protetto, molte ville sui colli e sul mare con piscine, terme e ricchi pavimenti (Barcola) e due acquedotti. Il mare arrivava fino al teatro e vi erano diverse piccole strutture portuali come santa Croce, Grignano, Cedas, Barcola, Tergeste, Servola, Stramare e Muggia. Il primo nucleo della città romana aveva un’approssimativa estensione di 7 ettari con un perimetro di circa 950 metri. Con lo spostamento del confine dal fiume Risano all’Arsa e al Quarnero inizia per Trieste un periodo di sicurezza, divenendo una tranquilla città interna, un vivace borgo a vocazione commerciale, in ciò favorito dalla sua posizione di raccordo tra Aquileia e le coste istriane. La sua zona portuale era, quindi, una delle più vive della città: attraccavano qui navi con abbondanti carichi di olio, vino, tessuti e spezie. Il mare Adriatico era infatti in rapporti commerciali con le province meridionali dell'Impero Romano e, sebbene Aquileia svolgesse un ruolo fondamentale nel traffico commerciale, anche Trieste ebbe una grande importanza, perché assunse la navigazione lungo la costa istriana. La città vivrà in pace fino all’inizio delle invasioni barbariche (se non per un presunto approdo della flotta imperiale nel porto Tergestino durante la guerra dacica, episodio ricordato e riprodotto in tre scene della Colonna Traiana a Roma). Nell'anno 394, con l’inizio della decadenza romana, il destino della città cambiò: la porta orientale dell'Italia, fu più volte percorsa da eserciti, e Tergeste si ritrovò di nuovo come località di frontiera. Molte e sanguinose battaglie furono disputate, ma Trieste non fu direttamente coinvolta, poiché si trovava in una posizione lontana dalle vie di passaggio. Alla divisione dell’impero (395 d.C.) Tergeste rimarrà ancora inclusa in quello d’occidente, fino al 526 quando l’imperatore Giustiniano di Bisanzio conquisterà il Ravennate, la Venezia e l’Istria.
Ciò che resta della citta’à Romana La grande stratificazione della città, fino al ‘700 racchiusa all’interno delle sue mura medievali, fa si che i resti della Tergeste Romana siano ben pochi. Qui ne prenderemo in considerazione alcuni. Il colle di San GiustoLa grande piazza che domina il mare e la città al tempo dei romani era il centro della vita politica, sociale e culturale. Qui sono stati ritrovati molti importanti resti: edifici romani come la piazza adornata di colonne del foro e la basilica quadrangolare e il propileo (in greco propylaion composto da pro, avanti e pylaion da pylon, porta). La piazza porticata del Foro, di cui restano solo le pietre del selciato tra i due filari di cipressi, era usata probabilmente come mercato mentre la basilica civile, di pianta rettangolare, possedeva un colonnato a due piani. Le colonne del piano superiore portavano capitelli corinzi e quelle della base ionici, e possedeva inoltre due absidi contrapposti di diversa larghezza. La basilica ospitava il tribunale a nord e, nel II secolo dopo Cristo, la curia a sud. Il sito venne alla luce negli anni trenta, nel corso di alcuni lavori di ristrutturazione della zona e negli anni del ventennio furono ricostruite in mattone parte delle colonne. All'interno del campanile della cattedrale si trovano altri resti romani i quali sono stati riconosciuti come parte di un propileo di tipo ellenistico (80 d.C): un edificio colonnato a due avancorpi con una gradinata centrale e rilievi scultorei che dava forse accesso al tempio principale dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva). Il Teatro RomanoSe si percorre la via Donota si raggiunge una vasta area in cui negli anni trenta furono eseguiti degli scavi che portarono alla luce un teatro romano. Questo venne costruito nel I secolo a.C. ai tempi di Ottaviano Augusto ed ampliato poi nel I d.C. per volere di un cittadino di Tergeste, Quinto Petronio Modesto, all'epoca di Traiano. In esso si eseguivano, spettacoli d'intrattenimento all'aperto, tragedie e commedie ed in epoca tardoantica vi si fecero, forse, anche dei combattimenti tra gladiatori, fatti testimoniati dal ritrovamento, nel vicino antiquarium di alcuni elmi da gladiatore. Anticamente il Teatro era in prossimità della costa ed era costituito dalla cavea a gradinate di mattoni (in parte ricostruiti durante il restauro) suddivisa in quattro raggiere da corridoi e scale, poteva accogliere fino 6000 spettatori. Sopra la gradinata superiore vi era una galleria di cui oggi non troviamo traccia sulla quale c'erano anche delle file di fori, funzionali all'installazione di un velarium. Lungo il muro perimetrale si possono scorgere dei resti di un tempietto che conteneva la statua di qualche imperatore. Il Teatro aveva due ingressi per il pubblico e tre per gli attori ed erano posti sul frontescena, cioè sulla parete dipinta di fondo alla scena da dove entravano gli attori. La scena comprendeva, il palcoscenico, formato da assi di legno il quale misurava 33 metri, mentre l’architettura del proscenio, formata da cinque portali, decorati da pilastri, colonne e sculture, era realizzata con le bianche pietre di Aurisina;. L’aniquarium di via Donota
Questo
luogo fu rinvenuto solamente negli anni Ottanta, una volta si trovava al di
fuori della città, in un paesaggio campestre e racchiudeva l'area funeraria.
Fu costruita dai Romani tra il IV e VI sec. d. C. su un’area prima a
funzione abitativa. Qui infatti si ergeva un'abitazione privata,
probabilmente patrizia disposta su due terrazze, di cui quella superiore
comprendeva un pozzo e un corridoio con pavimento in lastre di arenaria. Oggi l’antiquarium è diviso in una parte archeologica ed in una espositiva, situata nella Torre Donota, torre appartenente alle mura medievali della città. L’Arco di RiccardoL’arco di Riccardo è forse uno dei simboli più riconoscibili della presenza romana a Trieste. Venne costruito nel 33 a.C. in epoca Augestea assieme alle nuove mura. Era la porta carda della città, e per una credenza popolare fu scambiato per un arco di trionfo nel medioevo. Il nome Riccardo proviene dalla corruzione del termine “cardo” ovvero del cardo massimo, una delle due strade principali della città che dall’arco di Riccardo andava ai limiti bassi della Via Donota, mentre la seconda, la decumana massima, dall’attuale Via san Giusto scendeva a quella del teatro Romano. Altre leggende fanno risalire il nome all’epoca medievale in onore a Re Carlo Magno, oppure da Riccardo Cuor di Leone che di ritorno dalla Terra Santa fu fatto prigioniero a Trieste. Pochi sanno che però l’Arco continua all’interno dell’edificio e lo si vede molto bene entrando nella trattoria “All’arco di Riccardo”. L’arco è alto 7 metri con un unico fornice di 3,5 metri di luce per 2 metri di profondità. Resti di abitazioni sono stati individuati in diverse parti della città. La ristrutturazione della Città Vecchia ha portato alla scoperta della Trieste Romana. Gli scavi in Piazza Cavana nella zona di Crosada ed in tutta l’area di Piazzetta Barbacan hanno riportato alla luce i resti di una città ricca, vitale e molto più estesa di quanto ritenuto fino ad ora. Nella ricostruzione della casa in via Cavana 4 e 6 sopra i rinvenimenti archeologici sono state poste delle vetrate da dove si possono vedere i resti romani. Mentre in Via Bramante, all’esterno di quelle che erano le cinte murarie della città, lungo le case della via c’erano degli edifici attinenti a una attività di fornai. Ai piedi della “scalinata dei Gesuiti” si erge un torrione, detto torrione della paura. Questo è un’opera militare romana probabilmente del IV-V secolo d.C. costruita in seguito alle prime invasioni barbariche in modo da fortificare la città. Questa costruzione è detta di “rapina” poiché furono impiegati pezzi di colonne, ornamenti vari… utilizzabili. |
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Trieste MedievaleCon la caduta dell’impero d’Occidente Trieste fu ridotta a colonia militare bizantina, i secoli che seguirono videro l’alternarsi di domini differenti da quello Longobardo, bizantino, di nuovo longobardo e per finire a quello Carolingio, fino al 1236 anno della nascita del libero comune. Il libero comune nascerà con le esigenza dei regnanti longobardi e Franchi di avere l’appoggio della chiesa delegando funzioni pubbliche ai vescovi tanto da trasformare Trieste in una sorta di contea vescovile. La città si estendeva sul Colle di S. Giusto ed aveva una forma triangolare, con il vertice sulla sommità del colle e la base sul mare. Il porto era molto piccolo ed aveva il nome di "Mandracchio". La città vecchia era circondata dalle mura; che erano situate dove oggi si trovano Via S. Michele e Corso Italia, le cui porte erano: Donota, Riborgo, Del Ponte, Cavana, S. Michele. Durante questo lungo periodo la città conterà circa 4.000 abitanti, la cui attività principale era il commercio del sale. La città era ripartita in quattro quartieri, forse sei: il quartiere di Castello comprendeva il più della città dall’alta del colle al clivo di Santa Maria Maggiore, il quartiere Riborgo era a levante di quello di Mercato nella parte piana, quello di Cavana era a ponente sempre in zona piana, mentre il Mercato dava sul mare. Si possono aggiungere ipoteticamente i quartieri di Caboro, sull’alto del colle, e quello di San Lorenzo che fu giardino dei capitani. Dal XIII con autonomia comunale comincia a delinearsi la struttura della città: il sito è ancora quello delineato dalle mura romane ma al suo interno c'è un notevole sviluppo edilizio, viene interrata la parte antistante il teatro e sul fronte del mare si costruiscono nuove mura. Cominciò allora grazie al commercio del sale lo sviluppo del porto mercantile; furono coniate le prime monete e nacque l’alabarda, che diventerà il simbolo della città. Il periodo di relativa tranquillità, terminò quando cominciarono i primi scontri con Venezia che porteranno per sfuggire alla domini nazione della Serenissima alla “dedizione” austriaca nel 1382. Le dispute con Venezia e la sottomissione all’Austria voluta a Leopoldo, III per approfittare di avere un buon porto sul mare di Venezia, creò nei triestini due mentalità distinte: la prima , la classe possidente e conservatrice, le cui attitudini ed interessi erano per una politica di raccoglimento. A cui si contrapponeva un partito che potremmo chiamare democratico o popolare, che chiedeva una politica di espansione più propria all'interesse di “una classe di mercanti”. Le lotte fra queste due fazioni provocarono a metà del ‘400 l'intervento straniero e un assoggettamento più stretto alla signoria austriaca. Cio’ che resta della città Medievale Dell’architettura Medievale ci sono rimaste soprattutto le testimonianze dei luoghi di culto, come la Cattedrale di San Giusto e la Basilica di San Silvestro, poco resta invece della cinta muraria abbattuta per lasciar spazio alla estensione della città voluta da Maria Teresa d’Austria (1717- 1780) su il terreno una volta occupato dalle saline, che attualmente prende nome di Borgo Teresiano. Basilica di San SilvestroLa basilica di San Silvestro si trova, sul colle di San Giusto, in via Androna dei Grigioni, vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore. Questa basilica è la più antica di Trieste e non è molto grande. Fu costruita in onore di papa Silvestro. Si pensa che prima di questo monumento qui sorgesse la casa delle due sante Eufemia e Tecla, dove i primi cristiani triestini si sarebbero riuniti per assemblee clandestine, certo è che sotto il pavimento della chiesa vi sono cunicoli e vani molto vasti, che probabilmente furono le cantine della casa delle giovani Sante, qui sono stati sepolti nei secoli prelati, nobili e cittadini facoltosi. Nel XIV secolo, la basilica fu la cattedrale di Trieste. Pare sia stata costruita tra il 1148 e il 1187 per volere del vescovo Bernardo, in pietra grigia. L'architettura è romanica con successive modifiche gotiche, ad esempio il rosone della facciata anteriore e la finestra sul fianco sinistro. La leggenda, che vuole che la casa delle Sante Tecla ed Eufemia sorgesse sotto la chiesa, fu raccolta dai gesuiti, che, nel 1672, ristrutturarono la basilica. In quell’epoca fu posta sopra la porta della basilica un’iscrizione (oggi spostata su un’altra facciata) che ricordava che in quel luogo erano vissute le due sante. Quando venne costruita la chiesa di Santa Maria Maggiore, la basilica diventò inutile e vollero abbatterla ma, forse per il suo valore storico - spirituale, rimase in piedi. Fu ristrutturata nel 1927 ed in questo periodo furono riscoperte e riportate alla luce due finestre a lato del campanile, risalenti a un periodo posteriore alla costruzione della basilica stessa. Il campanile si erge sul lato sinistro su un elegante portico ed è parte di un progetto unitario con la chiesa anche se taluni lo ritengono una torre medievale di difesa. Teoria avvalorata dal fatto che il muro perimetrale di sinistra guardando l’altare maggiore risulta essere più possente del suo dirimpettaio per cui si pensa che la chiesa poggi su una parte del muro di difesa dell’antica cinta romana. Durante i lavori furono ritrovate tracce d’affreschi, che rappresentano l’imperatore Costantino, che viene colpito dalla lebbra. Oggi la basilica è un luogo di culto della Comunità Evangelica Riformata che comprende la comunità Elvetica e quella Valdese. Cattedrale di San GiustoSulle rovine del tempio venne eretta nel V secolo una basilica paleocristiana, sostituita tra il IX e XII secolo da due chiese parallele, unificate nel XIV secolo nell'attuale Cattedrale dedicata a San Giusto, santo patrono della città. La cattedrale è affiancata a sinistra dall’ex battistero, ora cappella di San Giovanni e, a destra, dalla chiesetta, detta cappella di S. Michele al Carnale. L’edificio è impreziosito da uno splendido rosone gotico a doppia raggiera della fine del '300, inserito nella pietra arenaria asimmetrica, di cui sono fatti la cattedrale ed il campanile. Delle tre porte, quella di sinistra è sormontata da un arco ogivale, sopra il quale s’aprono un’altra finestra ad arco e una nicchia, ora vuota, dove si trovava una statua di S. Giovanni. Sopra la porta a destra s’apre un occhio che illumina la navata della chiesa di S. Giusto, mentre il portale principale ha gli stipiti ricavati da una stele funeraria romana (l’ultimo ritratto in basso a destra, quello della liberta, fu trasformato in un San Sergio con l’aggiunta di aureola e alabarda).
Sopra la porta si erge una lapide
che ricorda i danni subiti dalla chiesa durante il bombardamento dell’anno
1813 contro le truppe napoleoniche; nel campanile, inserite nel muro, sono
rimaste alcune palle di cannone. Il campanile, si addossa alla parte sinistra della facciata e penetra per un tratto della chiesa stessa. In origine questo terminava con una cuspide acuta sormontata da un acroterio, il tradizionale melon che fu abbattuto da un fulmine nel 1421. L'evento convinse i triestini ad abbassare il tetto, dandogli l'aspetto che ha tuttora. Il castello si trova sulla sommità del colle di San Giusto, accanto al foro romano e alla cattedrale di San Giusto, santo patrono di Trieste. La prima notizia dell'esistenza del castello risale al 1253 d. C., e ci informa che il conte - vescovo Volrico di Trieste, esaurita ogni risorsa economica a causa delle guerre tra Guelfi e Ghibellini, cedette per 800 marchi al Comune di Trieste, insieme ai vari diritti e possedimenti, il proprio palazzo, turrito e munito di alte finestre e di cui non rimane nessuna traccia archeologica. Nel 1470 il sacro romano imperatore Federico III acconsentì alla richiesta del capitano Giovanni De Hoyos, di costruire un castello per il controllo del borgo di Trieste dando al castello l'aspetto attuale, le cui spese andarono agli stessi cittadini. I Veneziani ci aggiunsero poi un bastione rotondo. All'epoca della costruzione serviva a difendere la città, però, nel XVII sec. d. C. diventò solamente una prigione. La prima funzione del castello fu essere la casa del capitano, ma funzionò anche da osservatorio, da deposito, da caserma e da prigione. Oggi ha una funzione prevalentemente turistica, ma è anche attrezzato ad ospitare manifestazioni e proiezioni di film e spettacoli teatrali. Le mura, massicce e turrite, hanno la forma di un ennagono irregolare e, come tutta la costruzione, sono in pietra. Sul castello non c’erano finestre, ma feritoie chiuse da spranghe di ferro. Davanti al ponte levatoio c'è un arco in pietra. Il castello ha come accesso un ponte levatoio usato per molti secoli. Monastero di San CiprianoIl monumento si trova sul Colle di San Giusto, in una delle viuzze che da dietro il teatro romano salgono alla sommità della collina. La presenza di un monastero femminile a Trieste, sul colle di San Giusto, risale al 1278. Qui avevano e hanno sede le cosiddette monache di cella, appartenenti all'ordine benedettino, a loro il vescovo Arlongo de' Visgoni concesse la Chiesa di Santa Maria, nella quale vi istituirono un convento di clausura, che è tra i pochi in Italia tuttora esistenti. Nel 1369, durante un assalto dei Veneziani, venne distrutto il primo monastero, sito sulla cima del colle: le monache allora si spostarono più giù, dove ancora oggi risiedono. Il monastero attuale è stato rimaneggiato più volte infatti il portico a tre arcate e la facciata a capanna risalgono al Settecento. Una cancellata di ferro battuto introduce all'unico ambiente visitabile. La chiesa ha una facciata neoclassica, che è l'ultimo frutto dei restauri; soltanto le vecchie cucine mantengono una struttura medievale. All'interno, oltre ai locali rimasti intatti, sono conservate opere d'arte databili tra il Trecento e il Cinquecento. Tra queste, una statua lignea della Madonna, realizzata ad inizio Quattrocento, pezzi di argenteria del Sei e Settecento e una trecentesca croce in legno, con raffigurati Madonna e Angelo e San Giovanni alle estremità. Ancora oggi nel monastero risiedono le suore benedettine di clausura, che sono dedite al restauro dei libri antichi. Tor CuchernaPossiamo farci un’idea della torre da alcune stampe dell’epoca che raffigurano strutture simili. Erano edifici piuttosto semplici, realizzati in pietra su due piani, detti solai o battagliere, dove stavano i balestieri. Ad ogni tocco del campanile di San Giusto, le sentinelle che stavano a guardia delle torri e delle mura dovevano dare conferma, gridando di essere sveglie e vigili. Quando nel 1700 d. C. le mura medievali furono abbattute, la Tor Cucherna venne modificata e trasformata in un caseggiato a tre piani. La sua scoperta si deve ad Antonio Tribel, uno storico triestino, che nel 1884 si mise ad osservare con attenzione la muratura del caseggiato e le feritoie. Il caseggiato fu allora distrutto per riportare alla luce la torre. La parte superiore con la merlatura venne ricostruita in mattoni rossi, mentre la parte originale è in arenaria. Il nome della torre è d’accatto: la vera torre Cucherna o Cucherla si trovava infatti nel punto più elevato del colle, ed è scomparsa quando fu costruita la torre federiciana. La torre Cucherna attuale, dunque, potrebbe identificarsi con una torre Zinisa che, con la Cucherna e la Cella, fu restaurata nel 1461 da Mastro Nicolò de Pari, oppure con la torre dei Corvi. Non su questa torre, dunque, ma su quella che ne portava legittimamente il nome, nel 1404 d.C. furono impiccati Nicolò Uriz e Domenico Scarpio, colpevoli di aver congiurato in favore di Venezia. |
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De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella Storia di Trieste, Edizioni “Italo Svevo”, Trieste 1996 Gasparo Claudio, Chiesa Cattedrale di S.Giusto Martire Trieste, visita alla cattedrale Guglia Alberto e Gentile Claudio, Trieste – I Luoghi di Culto, Provincia di Trieste, Litoranea Editoriale, Il Piccolo, Trieste 2003 Halupca, Veronese, Trieste Nascosta, LINT editoriale srl 2005 Palazzi di Trieste, A. Manzoni & C. S.p.a. Rutteri Silvio, Storia di Trieste nella corsa dei secoli, Edizioni “Italo Svevo”, Trieste 1968 Santin Luciano, Trieste dal cielo, MGS PRESS SAS, Trieste 1993 Savorgnan di Brazzà Alvise, La verità su Trieste, Edizioni LINT, Trieste 1980 Touring Club Italiano, Enciclopedia tematica: Il Friuli Venezia Giulia vol. 5: I capoluoghi, Edicomma, Milano 2006 Touring Club Italiano, Enciclopedia tematica: Il Friuli Venezia Giulia vol. 8: Arte e Letteratura, Edicomma, Milano 2006 Zanolli Renato, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di TRIESTE e della Venezia Giulia, newton & compton editori, Roma 2005
Fonti Online
Il colle di San Giusto in età romana e medievaleTrieste, Da Wikipedia Enciclopedia liberaLa Trieste RomanaSviluppo urbanistico e popolazioneTra roccia e il mare. Alla scoperta di TergesteTergeste
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