Storie originali
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| Fan Fiction: Harry Potter |
Alcune delle mie storie sono pubblicate sul sito di erikafanfiction.
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| Una giornata di pioggia estiva di Mirwen | |
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Era lì, in mezzo a tutti i suoi compagni. Lo scudo in braccio, la lancia puntata, l'elmo a coprirgli la testa e il viso, rendendolo totalmente simile ai suoi compagni: con elmo, corazza e schinieri in bronzo e la corta spada. In quella avanzata contro il nemico, lui non era importante, il singolo non era importante, ma l'insieme. Camminavano a passo lento e cadenzato. Sentiva il suono dei flauti, nonostante spesso il pensiero della morte lo spaventasse non aveva paura di affrontarla in battaglia, perché dopo la fatica c'era la soddisfazione, dopo la guerra la pace e quindi camminava sereno accompagnato dalla musica, proprio come facevano i suoi compagni. Non poteva vedere i loro volti, nascosti dagli elmi, ma sapeva che era così solo dal fatto che fossero accanto a lui, fianco a fianco, tutti compatti, una muro di scudi da cui uscivano le punte delle lance. Un onda che aspettava di infrangersi sui scogli. |
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Per un attimo l'idea che quel giorno potesse morire gli sfiorò la mente, cercò di riportare alla memoria tutto quello che aveva vissuto. Sua madre, da lei prima aveva imparato a non temere né il buio né la solitudine, lei gli aveva imparato a non lamentarsi mai e poi in quella mattina di 21 anni prima le era stato strappato dalle braccia. |
Foto tratta dal sito storiaviva.it |
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Lui l'aveva sempre saputo e lei anche eppure quel giorno, forse, era arrivato troppo presto, all'epoca non aveva capito cosa c'era negli occhi di sua madre quel giorno di tanti anni prima, ora lo sapeva, erano lacrime. Le stesse lacrime che aveva visto sulle guance di sua moglie quando suo figlio, giudicato “debole” era stato gettato dal Taigeto, non si era opposto, era la legge, ma dentro di lui si era sempre sentito colpevole, come se fosse colpa sua se quel bimbo era morto senza nemmeno avere la possibilità di vivere. Poi il secondo era stato nominato “capo” del suo gruppo, chissà forse gli dei gli avevano donato anche la forza di quel fratello mai vissuto. Ricordò il suo addestramento, aveva imparato, seppur difficilmente a ubbidire, a sottostare agli ordini. Aveva tenuto da parte i fifoni, anche a costo di voltare le spalle a suo fratello. Era stato il migliore, suo fratello, fino a che non era riuscito a portare a termine la Kripteia, quando si era trovato da solo con un pugnale davanti a degli iloti aveva preferito fuggire. Lui non aveva commesso l'errore del fratello, quella notte ne aveva uccisi molti di schiavi. Certe notti risentiva ancora le loro grida, mentre il gelido pugnale ne squarciava le carni, ma loro erano solo iloti, solo schiavi. Ora avanzava verso un nemico che non voleva scappare... la battaglia ebbe inizio, come il rombo di un tuono. La falange spartana investì come il mare in burrasca il nemico. Ma come le onde che si infrangono sugli scogli molti spartiani vennero trascinati via dalla battaglia. Sentì troppo tardi lo spezzarsi della sua lancia, vide troppo tardi il nemico che si avvicinava, troppo tardi sguainò la spada. Sentì il freddo metallo mortale di una lancia entragli nel corpo, sentì i polmoni svuotarsi e i battiti del cuore inesorabilmente rallentarsi. La corazza di bronzo non era servita, sentì il vento gelido della morte attanagliare le sue membra. Cadde pensando che sarebbero bastati due anni per vivere accanto alla sua sposa, pensò che non avrebbe mai visto combattere i suoi figli.
Mentre sentiva la vita scorrergli via di dosso
assieme la pioggia, che lenta aveva cominciato a lavare il c Sperò che Ade sarebbe stato misericordioso con lui facendo congiungere la sua anima con quella di quel figlio mai cresciuto e con quelle di quei grandi guerrieri che erano morti prima di lui. Morì così in una giornata di pioggia estiva assieme a nemici e compagni, tutti simili, tutti uomini nella morte.
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ampo
di battaglia.