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| Fan Fiction: Harry Potter |
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| Un amore impossibile di Mirwen |
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Un elfo era di ritorno a casa dopo un lungo viaggio e una lunga battaglia. In groppa ad un cavallo del Mark, i vestiti impolverati, il viso stanco cercava con gli occhi azzurri quegli occhi che egli tanto ama tra la folla che si era radunata per il suo ritorno. Finalmente li vide quegl’occhi: blu, così blu da tendere al violetto. La donna lo salutò con un sorriso facendogli cenno che si sarebbero visti più tardi, un minimo cenno d’assenso ed era stato di nuovo travolto dalla vita opprimente del palazzo. Consiglieri e servi gli giravano attorno mentre suo padre, Re Thranduil, parlava di come si era svolta la guerra in quell’angolo di mondo. Il principe nemmeno l’ascoltava riportando alla memoria il volto di quella fanciulla che amava tanto: il motivo per cui era partito per Imladris e alla guerra che n’era seguita. La sua memoria errava nel passato, da quanto conosceva Gil, perché questo era il nome di quella fanciulla che l’aveva fatto innamorare, un’ancella, non una dama di nobili origini ma una semplice ancella del palazzo. Da quanto tempo l’amava pur sapendo che non sarebbe mai potuto starle accanto? Riportò alla memoria quel giorno, un paio di mesi prima, un giorno che era così lontano da sembrare perdersi in ere remote.
“Legolas, vi vorrei parlare!” il capitano Noer l’aveva fermato. Il viso grave, gli occhi freddi e immobili. Noer amava Gil tanto quanto amava la sua carica di capitano e conosceva, o almeno immaginava, i sentimenti del principe per la ragazza. Non poteva dargli torto, Gil era splendida, con quegli occhi, quei capelli di sole, quella dolcezza e quella forza che l’aveva portata avanti. Prima di sette sorelle le aveva tirate su da sola lavorando a palazzo e si fidava di rado delle altre persone. L’unica con cui aveva legato molto era il principe, così timido, così sensibile, così diverso dagli altri uomini che erano entrati nella sua vita e n’erano miseramente usciti. “Che cosa volete capitano?” “Beh, sua altezza, vi volevo avvertire di aver chiesto in sposa una delle vostre ancelle…” “Davvero capitano? E chi sarebbe la fortunata?” al principe non è che importasse molto, Noer era un buon soldato ma era molto ambizioso e molto arrogante. “L’orfanella, Gil, la ragazza dagli occhi viola…” “La conosce capitano! E lei cosa vi ha risposto?” “Che deve pensarci…” Così dicendo il capitano si allontanò. A Legolas il mondo parve frantumarsi come una goccia di rugiada caduta da una foglia, Gil, la sua Gil non aveva rifiutato il capitano. Non poteva darle torto, il capitano aveva molte amanti, con quei lineamenti quasi umani, molto virili rispetto a molti elfi, ma aveva creduto che lei fosse diversa. Si sedette su un ramo guardando le increspature su una pozzanghera e pi aveva deciso di partire, di scappare da tutto quello.
Stava ancora ripensando a quei capelli quando suo padre non avendo risposta alle sue domande l’aveva richiamato a quel presente. Si era presto scusato dicendo d’essere molto stanco e che sarebbe andato a riposare, ma poi scomparve fra i corridoi. Gil era seduta sotto quell’albero, proprio come la prima volta che l’aveva vista: i capelli sciolti nel vento, gli occhi chiusi mentre cantava un motivetto Sindar imparatole da sua madre. “Gil” la ragazza si alzò di scatto abbracciandolo “Credevo non saresti più tornato!” “A volte l’ho creduto anch’io…beh, quand’è che ti sposi?” Disse scappando dall’abbraccio e sedendosi dove poco prima era seduta la fanciulla “Non ho ancora risposto al capitano…” “Sarai una bellissima sposa…” “Legolas, io non ho ancora risposto al capitano!” disse la ragazza sedendosi accanto a lui. Lui sfuggiva al suo sguardo. “Perché?” “Perché avrei preferito ci fosse qualcun altro al posto del capitano…” rispose lei trattenendo le lacrime “Anch’io…” La ragazza gli prese le mani “Io avrei voluto che ci fossi tu al posto del capitano…” “Gil, tu sei solo una carissima amica…” quanto gli costavano quelle parole, nemmeno vere. “Solo un’amica…” la ragazza si alzò scappando per non fargli vedere le lacrime che rigavano il suo volto. Legolas intanto cercava di convincere se stesso di aver fatto la cosa giusta “Non sarebbe mai potuta funzionare…conosco la legge…io dovrò sposare una principessa o una dama di nobili origini…è meglio così…non dovevo mai darle false speranze…è meglio così…il capitano Noer avrà cura di lei…”
“Capitano!” Gil era giunta nelle stalle ansimante, il capitano alzò lo sguardo dal suo cavallo “Gil, mia cara, allora? Avete raggiunto una decisione?” “E’ giusto così!” pensò “Si!” “Allora?” “Si!” con quanto rimpianto aveva detto quel si, sapeva che stava facendo il più grande sbaglio della sua vita, ma non poteva farci niente, non avrebbe dovuto illudersi, nemmeno per un istante, di poter restare accanto a Legolas: i principi non sposano le ancelle e secondo la legge nemmeno possono. In qualche modo sarebbe stata felice assieme al capitano. Il capitano l’abbracciò baciandola. La ragazza si ritrasse quasi immediatamente dal bacio del capitano e si allontanò.
Trovò Legolas dove l’aveva lasciato “Ho detto di sì al capitano…” Legolas l’abbracciò con un finto sorriso sulle labbra “Congratulazioni!” si accorse che gli occhi della ragazza erano annebbiati dalle lacrime “devi essere felice…” “Lo sono…” “E allora perché piangi?” “Lo sai il perché!” “Credimi avrei voluto anch’io essere al posto del capitano…” “Lo so…” rispose scotendo la testa “Ma…” la ragazza finì la frase per lui “Ma le ancelle non sposano i principi…” il principe l’abbracciò “Oh Gil, se potessi amarti…” “Io potrò essere anche la moglie del capitano ma il mio cuore sarà sempre e soltanto tuo, Legolas…” “E il mio cuore tuo, Gil…” le asciugò una lacrima d’argento che rigava il bel viso della fanciulla “Perché non posso stare assieme a te come le persone normali? Quanto odio essere un principe!” le accarezzava la guancia, la ragazza piangeva. “Posso almeno baciarti un’unica volta Gil?” “Si, un’unica e ultima volta che conterà per me come la vita stessa!” il principe si chinò un po’, quel tanto che bastava perché le loro labbra si sfiorassero, ma accadde qualcosa che i due non avevano previsto. Noer pazzo di gelosia saltò fuori dagli alberi dove si era nascosto. Prese la ragazza per la vita portandola davanti a se, gli occhi vuoti aguzzi come lame, urlò con tutta la forza che aveva in corpo “Se non potrò averla io, allora non l’avrà nessuno!” Legolas si mosse troppo tardi. Una bianca lama lacerò sempre più in profondità le carni di Gil. Non un suono uscì dalle sue labbra che lanciarono un disperato “ti amo” silenzioso al principe di fronte a lei. La ragazza sussultò mentre il vestito candido veniva macchiato dal suo sangue, gli occhi si rovesciarono mentre l’ultimo alito di vita lasciava il suo corpo. Legolas era rimasto impietrito mentre gli occhi azzurri venivano velati dal dolore e dalle lacrime. Noer lasciò cadere la ragazza, ormai morta, portò una mano alla fronte tremando “Io…l’ho uccisa…io” Legolas tornò in se in preda alla rabbia notando la conseguenza orribile che stava per svolgersi davanti ai suoi occhi. Noer tremava guardando il pugnale sporcato dal sangue dell’amata. Legolas balbettò “Noer, non farlo…” delle parole disperate e inutili. Il capitano sospirò un “perdonatemi” mentre il pugnale penetrava nel suo cuore, ed egli crollava a terra. Legolas sembrò assaporare la cruda realtà solo in quel momento, prese il corpo di Gil fra le braccia, riempiendole il viso e i capelli di lacrime e baci. Pianse fin quando finì le lacrime, eppure niente riusciva a fermare quel dolore, poteva smettere di piangere o di gridare ma quella ferita avrebbe continuato a sanguinare.
Legolas stava in piedi davanti a quel letto di fiori bianchi, ricordasempre li chiamavano gli uomini. Gil giaceva lì, così bella anche nella morte. Si avvicinò a lei, le accarezzò i capelli biondi e posò un bacio su quelle labbra, un tempo rossa ma ora trasformate in pallidi petali dalla morte. Si tolse dal collo un medaglione, raffigurava l’emblema del Reame Boscoso, glielo mise al collo “Oh stella che brilli al mattino e alla sera, astro che rischiaravi i miei sogni, di tutte le regine la più importante perché sovrana del mio cuore. Quest’anima mia piangerà per sempre la tua mancanza, ma chissà un giorno, in un regno oltre il mare, forse la grazia dei Valar potrà farci rincontrare, namarië Gil, melled nìn.” Così dicendo il principe guardò per l’ultima volta l’amata prima di ritornare a palazzo con un peso nel cuore e un vuoto nell’anima.
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